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Mostra – Altare vetro arte

Il Museo dell’Arte Vetraria Altarese dedica la decima edizione di Altare Vetro Arte a un’artista che ha saputo diffondere l’arte del vetro a livello internazionale, declinandola secondo la sua personalissima poetica, frutto di incontri tra culture lontane e visceralmente diverse tra loro. 

La mostra “Giuse Maggi. Il tappeto volante: intrappolare luce per volare”, a cura di Carla Carieri e Erika La Cecilia, conservatore del Museo dell’Arte Vetraria Altarese, è organizzata dall’Istituto per lo Studio del Vetro e dell’Arte Vetraria (I.S.V.A.V.), con il patrocinio del Comune di Altare e con il sostegno di Quidam e Fondazione De Mari.

“Giuse Maggi. Il tappeto volante: intrappolare luce per volare” ha il pregio di essere la prima retrospettiva italiana dedicata ai 30 anni di carriera di Giuse Maggi in Medio Oriente.Una particolare antologica che intende illustrare i molteplici aspetti sottesi all’atto creativo dell’artista: saranno in mostra opere affascinanti, realizzate con le tecniche della vetrofusione, della pasta di vetro, del casting e della “filigrana di vetro” (tecnica elaborata dall’artista stessa); opere che, rimandando alla formazione scientifica dell’artista, introducono antiche attività e spingono il pubblico a meditare sull’urgenza di preservare il mondo naturale e l’identità dell’uomo. Durante l’inaugurazione il critico d’arte Riccardo Zelatore introdurrà l’artista, illustrando le specificità della sua produzione artistica e i contenuti della sua poetica.  

Giuse Maggi, di origine milanese, cresce a Pavia, città in cui si dedica allo studio della storia dell’arte e in cui sperimenta la lavorazione della ceramica. Questa esperienza la porta ad avvicinarsi alla materia vetro, di cui apprenderà ben presto i segreti più preziosi. Nel contempo si laurea in geologia, ambito disciplinare che nutrirà la sua creatività, grazie a spunti formali e coloristici derivati dal mondo minerale. Nel 1987 si trasferisce nel Medio Oriente, dove esplora con curiosità e passione le città arabe (dallo Yemen al Qatar, dall’Oman all’Arabia Saudita, fino al Bahrein, dove vive e lavora dal 2004), traendo ispirazione dai paesaggi e dalle tradizioni artistiche e artigianali dei popoli che incontra. È così che i colori del deserto si uniscono ai motivi e alle composizioni tipici del design e della cultura araba, dando vita a opere che riflettono su tematiche di carattere sociale e ambientale.  

Altare Vetro Arte 2020Altare Vetro Arte, insieme ad Altare Vetro Design, nate da un’ideazione di Mariateresa Chirico ed Enzo L’Acqua e promosse dall’I.S.V.A.V. (Istituto per lo Studio del Vetro e dell’Arte Vetraria), si riconfermano ogni anno quali preziosi momenti di dialogo tra il mondo del vetro, l’innovazione del design e la poesia dell’arte. Il Museo dell’Arte Vetraria Altarese continua, quindi, le sue attività di tutela e studio del passato – di cui è mirabile esempio la sua prestigiosa collezione di vetri -, insieme a un’attività di ricerca in ambito contemporaneo. Nelle passate edizioni Altare Vetro Arte ha visto all’opera: Luciano Fiannacca, Enzo L’Acqua, Renza Sciutto (2011); Annamaria Gelmi Fukushi Ito, Carlo Nangeroni (2012); Enzo Esposito, Graziano Marini, Juan Segura (2013); Anna Caruso, Matteo Giagnacovo, Isabella Nazzarri (2014), Miriam Di Fiore (2016) e Silvia Levenson (2017), Angelo Cagnone (2018), Artisti argentini contemporanei (2019), mentre l’edizione 2015 è stata l’occasione per presentare la Collezione di vetro contemporaneo del Museo. Altare, piccolo centro dell’entroterra ligure, lega la sua storia millenaria alla lavorazione del vetro. Sin dal Medioevo la produzione vetraria ha caratterizzato la vita economica e sociale del paese, rendendolo famoso nel mondo per la realizzazione di vetri d’uso, da farmacia e di oggetti artistici. La lavorazione “à la façon d’Altare”, grazie anche alla tendenza migratoria dei vetrai altaresi, si è diffusa in tutto il mondo, dando fama e prestigio al paese. Ancora oggi, infatti, il comparto del vetro costituisce una delle più importanti risorse produttive ed economiche dell’intera Val Bormida.